Pochi grammi di coraggio/ L’Umbria nel calice di Nila Halun

Ho smesso di regalare cose materiali da un po’ per le più svariate ricorrenze. Preferisco aprire Maps, cercare una bella città, e regalare in una bella busta colorata l’itinerario d’un viaggio e la prenotazione di un bel B&B.

Per il compleanno del mio fidanzato non ho avuto dubbi: l’Umbria. Era tra le regioni d’Italia che non avevo ancora visto. Così la scelta è stata facilissima: Assisi è stata la nostra base strategica. Abbiamo soggiornato per due notti nell’appartamento “Montecavallo” (via Montecavallo, 19) a 500 metri – forse anche meno – dalla splendida Cattedrale di San Rufino.

In quei giorni, immersi nel verde delle colline umbre, abbiamo visitato Cascia, Norcia, Spoleto e Perugia (di cui spero di parlarvi presto), ma la serata senza dubbio più emozionante l’abbiamo trascorsa in una piccolissima enoteca di Assisi.

Aveva gli occhi chiarissimi, i capelli biondi, la pelle candida: per Dante, Nila Halun sarebbe stata una perfetta donna angelo.Era rifugiata tra il vino e le prelibatezze umbre, con pochi clienti all’interno della sua vineria. «Perché siete qui?», ci domandò mentre con un piccolo decanter ci versava il vino nel calice.

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L’ingresso del locale “Bibenda” Via Nepis, 9 – Assisi

 

«Siamo stati in vacanza per qualche giorno, partiamo domani».

E io, che per natura sono curiosa, rigirai la domanda: «E tu, che ci fa una bella donna straniera, in Italia?».

Nila era docente all’università, parlava di storia nelle aule e lì, con il pregiato carminio tra le mani, ascoltava le avventure dei suoi ospiti. «Mi ha trattenuto qui San Francesco: da bambino, giocava sotto quest’arco e sento i suoi passi. Finché sarà così, resterò qui».

Beviamo l’ultimo sorso di Sagrantino, profumoso come il legno delle Chiese d’Assisi. 

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